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Decarbonizzazione, cloud e data center: il futuro è sostenibile?

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Scritto da Luca Sardella

La sostenibilità ambientale è ormai un fattore determinante nel "modo di fare impresa". L'adozione di nuove forme di energia, di nuovi modelli di mobilità, di infrastrutture smart e di processi a minore intensità energetica sono scelte sempre più rilevanti per tutte quelle realtà che vogliono costruire solide basi per il futuro. Quanto può contribuire l'implementazione del cloud computing per la decarbonizzazione nei settori produttivi globali?


 

Lo sviluppo tecnologico può sostenere la riduzione delle emissioni di CO2?

Foresta

Riduzione delle spese, efficienza e flessibilità: il cloud computing è la perfetta espressione di questi fattori e ormai tantissime realtà in tutto il mondo ne hanno compreso il potenziale.

Come emerge dal report dell'Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato italiano del cloud, spingendo tantissime aziende a un vero e proprio cambio di passo digitale. Cosa comporterà questo grande cambio di rotta?

Stando alle analisi del World Economic Forum, il cloud computing potrà contribuire alla riduzione dei gas serra: secondo quelle stime, le tecnologie digitali nel loro complesso avrebbero il potenziale di abilitare una riduzione fino al 15% delle emissioni globali. Si tratta di uno scenario potenziale, non di un risultato acquisito: dipende da quali tecnologie vengano effettivamente adottate e con quali modalità.

L'evoluzione digitale può portare non soltanto un efficientamento dei processi e delle risorse, ma anche modelli produttivi a minore intensità di emissioni. In particolare, il cloud computing può contribuire a ridurre il consumo energetico dei protocolli produttivi delle imprese, favorendo nuovi modelli di business incentrati sulla riduzione delle emissioni di CO2.

 

Ma qual è l’impatto sul clima delle tecnologie digitali?

Cosa è necessario considerare per poter calcolare le emissioni di carbonio prodotte dalle tecnologie digitali? Per trovare una risposta a questa domanda potrebbe essere utile rifarsi al report redatto da Ericsson "A guide to your digital carbon footprint".

La multinazionale svedese, che da circa vent'anni studia e ricerca le emissioni prodotte dal settore ICT, ha individuato nel proprio report tre differenti livelli che contribuiscono, con metodologie, forza e tempi diversi, all'impatto climatico:

  • Le emissioni dirette di carbonio generate dalla produzione, dall'uso e dallo smaltimento dei prodotti ICT
  • Gli effetti indiretti, positivi o negativi, sulle emissioni derivanti dall'utilizzo della tecnologia, come ad esempio la grande diffusione delle conference call
  • L'impatto su comportamenti e preferenze da parte degli utenti

Le emissioni dirette legate alla produzione comprendono anche l'uso e lo smaltimento di quei prodotti che fanno parte della nostra vita quotidiana: smartphone, tablet, pc, router. Inoltre, in questa categoria rientrano anche le reti fisse e mobili, le reti aziendali e i data center.

Diverso è invece il discorso per gli effetti indiretti e per i comportamenti degli utenti. Queste due fasce comprendono rispettivamente la metodologia con la quale aziende e persone si interfacciano con la tecnologia.

 

Pianeta Terra

Consideriamo quindi le video conference, la scelta di un dispositivo a discapito di un altro, il tempo che dedichiamo all'utilizzo di apparecchiature tecnologiche. Fattori variabili dunque, che hanno però un peso importante sul calcolo totale dell'impatto del settore tecnologico.

Stando ai calcoli di Ericsson, la carbon footprint del settore ICT corrisponde a circa l'1,4% delle emissioni globali di gas serra, considerando l'intero ciclo di vita di tutte le componenti del settore. Volendo tradurre questa percentuale in numeri, si tratta di circa 730 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. Va segnalato che è una stima riferita all'anno del report: le rilevazioni più recenti indicano una traiettoria in crescita, trainata in particolare dall'espansione dei carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale.

 

Data center ad alta efficienza energetica: il punto d'incontro tra cloud computing e decarbonizzazione

Perché il cloud computing possa contribuire alla decarbonizzazione, è determinante l'efficienza energetica delle infrastrutture che lo ospitano.

La missione di un data center efficiente non corrisponde soltanto alla gestione dei dati in maniera efficiente e sicura, ma anche allo svolgere le proprie funzioni contenendo consumi energetici, prelievi idrici e impatti sul territorio.

Considerando la grande crescita della digitalizzazione in ogni settore e l'indispensabilità degli strumenti tecnologici nelle nostre vite quotidiane, i data center hanno e avranno un peso rilevante sui consumi energetici e sulle emissioni complessive.

Come si può costruire un data center a elevata efficienza? Sono tantissimi i fattori che entrano in gioco: l'utilizzo di fonti rinnovabili per l'alimentazione e il raffreddamento degli impianti, sistemi di illuminazione a basso consumo, processi fluidi e perfettamente funzionali e il coinvolgimento di personale iper specializzato.

Più realtà verranno coinvolte nel processo di costruzione e conversione di data center in strutture a elevata efficienza energetica, maggiore sarà il contributo che i sistemi cloud potranno dare alla riduzione delle emissioni. L'intero ecosistema ICT ha nelle proprie mani sia l'evoluzione digitale di tantissime realtà, sia il modo in cui questa trasformazione inciderà sull'ambiente.

 

 

Come abbiamo costruito il nostro green data center: BR4

Costruire un ambiente centralizzato, performante e a elevata efficienza energetica, dotato di strutture ben dimensionate ma anche scalabili e con elevati livelli di sicurezza, fisica e logica operativa, non è certamente un'attività che è possibile improvvisare. La nostra sfida è stata quella di costruire una delle strutture più "energivore" possibili contenendone il più possibile i consumi.

 

Green data center Elmec

 

Il nostro data center ha raggiunto un indice di efficienza energetica (PUE) pari a 1,15 a fronte di una media globale di 1,8 rilevata da Uptime Institute nel Global Data Center Survey 2025.

Questi sono i fattori che contribuiscono all'efficienza energetica della struttura:

  • Bonifica zona industriale: il progetto è partito dalla bonifica di una zona industriale (13.000 m²) prima destinata allo stoccaggio di amianto e rifiuti oleosi.

  • Impianto di raffreddamento: BR4 è dotato di un sistema di raffreddamento che modula il proprio funzionamento in base alla temperatura esterna.

  • Illuminazione a LED: l'impianto di illuminazione è interamente a LED, con un consumo elettrico inferiore rispetto alle tecnologie tradizionali.

  • Impianto fotovoltaico: l'edificio è dotato di un impianto fotovoltaico, realizzato da Elmec Solar.

Il Data Center TIER IV di Elmec ha sistemi multipli, indipendenti e fisicamente isolati che forniscono capacità ridondata al carico IT (fino a 2,4 MW) attraverso percorsi multipli e indipendenti di distribuzione, fisicamente isolati e attivi contemporaneamente. La certificazione TIER IV rilasciata da Uptime Institute attiene alla continuità operativa e all'affidabilità dell'infrastruttura, non alle sue prestazioni ambientali.

Il nostro impianto di raffreddamento è stato progettato con la tecnologia "Cooling System" ridondato (2N) che prevede tre modalità di raffreddamento in base alla temperatura esterna. La soluzione adottate è quella ad isole compartimentate con separazione dei corridoi caldi e freddi e permette di mantenere un’efficienza energetica (PUE, Power Usage Effectiveness) al di sotto della media globale. Uno scarto energetico, quello tra BR4 e gli altri edifici, che si traduce in un risparmio di circa 4.818 MWh l’anno.

 

 

Cloud computing: l’equilibrio tra digitalizzazione e de-carbonizzazione del pianeta

Tornando ora al report redatto da Ericsson citato in precedenza e prendendo in considerazione soltanto quegli aspetti strutturali del settore ICT che hanno un forte impatto sull'ambiente, le nuove tecnologie e il cloud computing in particolare possono giocare un ruolo rilevante nei percorsi di decarbonizzazione.

I servizi in cloud possono contribuire su due fronti:

  • Potenziare la digitalizzazione dei tradizionali settori di produzione industriale, agricola e del settore logistico
  • Ridurre le emissioni di CO2 attraverso l'accentramento e l'efficientamento delle tecnologie ICT

Va detto che questi due fronti si muovono in direzioni opposte: l'espansione dei servizi digitali fa crescere le emissioni dirette del settore ICT, mentre l'efficientamento dei settori produttivi tradizionali le riduce. Se il saldo complessivo sia positivo dipende dal rapporto tra le due grandezze, che varia caso per caso e non può essere dato per acquisito.

In Elmec misuriamo le emissioni delle nostre attività e dei nostri servizi e lavoriamo alla loro riduzione.

 

LEGGI IL NOSTRO BILANCIO DI SOSTENIBILITà

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